Questa mia non è una lezione magistrale di innovative tecniche didattiche che spetta ad altri.
Poiché, piuttosto, debbo riconoscere che a me è stato dato, non per merito, ma per disegno della Divina Provvidenza, di essere l'ispiratore ed il pronubo di quest'Opera che è la Fondazione Centro San Raffaele del Monte Tabor, è giusto e doveroso che oggi ne rilanci il messaggio storico richiamandone il profilo logico, la sequenza genica, il DNA, che dalla nascita del San Raffaele per doppia o tripla elica “assistenza, ricerca, didattica”, l'ha condotta allo sviluppo che oggi celebriamo: l'avviamento, cioè, della Facoltà di Medicina e Chirurgia.
Un avvenimento certo di rilievo socialmente e culturalmente storico, che va ad affratellarsi con la treenne Facoltà di Psicologia della nostra stessa Università Vita-Salute San Raffaele.
Sono fiero, con tutti i Raffaelliani, che questo dies natalis sia celebrato alla presenza di tante insigni Autorità.
Al vertice di tutte: il Presidente del Senato Italiano Sen. Nicola Mancino e Sua Em.za il Card. Fiorenzo Angelini da sempre affettuoso estimatore del San Raffaele.
Il mio messaggio dunque è per il Pro-Rettore prof. Guido Pozza, per i Presidi proff. Claudio Rugarli e Paolo Viviani, per tutti i docenti di questo ancor infante Ateneo, già chiamati ed in corso di chiamata.
E' per i laureandi del 2001 e 2004 che hanno liberamente scelto di essere la vita vera dell'Ateneo S.Raffaele.
Un Ateneo che – mi preme dichiararlo – è e deve restare laico, cioè non confessionale.
Ma il mio messaggio, con profonda gratitudine, è diretto anche, vorrei dire con particolare affetto, agli illuminati signore e signori che animati dal dott. Leonardo Mondadori hanno scelto di essere privilegiati Patroni di questa creatura nuova che porterà l'originale pensiero proprio della Fondazione San Raffaele del Monte Tabor, ricco di promesse a vanto dell'uomo, nel cuore del terzo millennio. Una creatura che vale la pena di far crescere investendovi attenzione e risorse perché trattasi di aspettative epocali.
Sono questi i primi coraggiosi testimonials dell'Ateneo Vita-Salute San Raffaele:
dott. Leonardo Mondadori
N.H. Conte Auletta
Prof. Piero Barucci
Dr.ssa Diana Bracco
Dott.ssa Anna Bulgari
Dott. James Mc Cormick
H.R.H. Sarah Ferguson
Avv. Francesco Gatti
Prof.ssa Rita Levi Montalcini
Dott. Andrea Monti
Dott. Tommaso Quattrin
Dott. Cesare Romiti
Prof. Umberto Rosa
Prof. Giuseppe Scotti
Dott. Carlo Valli
Dott.ssa Carla Vanni
Dott. Santo Versace
Sono saldati nel Comitato di Sostegno che per Statuto fa proprio il messaggio Vita-Salute e lo annunzia lungo le strade della società e del mondo, sempre presieduto dal dott. Leonardo Mondadori.
Ecco il messaggio: sta crescendo nella Metropoli lombarda una cittadella-sacrario, dove nuove generazioni di giovani affidabili si impegnano nella consapevolezza di che cosa significa esistere. Una cittadella dove si crede nell'uomo come gli crede Iddio, anzi dove se ne fa culto come a potenziale inesauribile di vita senza fine e senza mutilazioni. Dove si crede nella salute perfetta tutta da carpire mediante la cultura umanistica e la ricerca scientifica sincrasicamente abbracciate, anzi, ineluttabilmente avvinte.
Il pregnante pensiero di cui parlo, tuttora quasi inesplorato, eppure più elementare e più forte di qualsiasi nucléone, più ricco ed inesauribile di qualsiasi immaginario vaso di Pandora, è l'uomo, quello che è; quello che contiene e quello che evolutivamente va, via via, diventando.
E' la investigazione più armonica, più consapevole, più attrezzata del “quid est homo” del che cosa e chi sia l'uomo “moah inos kinzi krenu” per pronunziarlo nella lingua ebraica che per prima ha posto l'interrogativo, che fa di questo Ateneo un luogo tanto apparentemente ovvio quanto incredibilmente nuovo perché inizia con l'invitare ognuno a constatarsi uomo e come tale riconoscersi fornendogli il corredo di apprendimento.
“Homo, nosce teipsum”. Ciò comporta la esigenza, oggi raramente riflessa, di entrare in se stesso (ecco perché l'Ateneo San Raffaele s'è schiuso con la Facoltà di Psicologia cognitiva); comporta ascoltare le profonde istanze che costituiscono il nostro vero io al di sotto della crosta terrea-occasionale.
Quand'uno vuole essere vero uomo (e chi non lo vuole?) gli è naturale e facile salire verso il suo vertice: Dio che dell'uomo è l'idea. “La misura dell'uomo è Dio. E' l'unica sua dimensione. Tutto inizia dal prendersi sul serio, con realismo, senza prevenzione e senza presunzione”.
Non dico nulla che Socrate, Platone, Plotino, Origene e perfino Kant; perfino il sedicente ateo Sigmund Freud e l'aspirante teo-antropologo Federico Nietzsche non abbiano già multiformemente detto e che il Figlio unigenito calato in terra non abbia in folgorante visibilità dimostrato “L'uomo è capace di conoscenza sia del naturale, sia del divino. Da ciò la divinitas hominis che è scoperta, da parte del senso e della ragione, del gene divino inoculato dal Verbo nel nostro DNA.
La nozione classica di umanesimo: “humanitas et divinitas” già intuita da Cicerone (De divinatione) coglie l'uomo in tutte le sue espressività”.
“Tu lo vedi l'uomo quando per se stesso e per i suoi co–naturali gestisce l'impatto tra esperienza e riflessione.
Lo vedi quando associa la prassi difettosa con la spiritualità, quando si educa alla gioia disseppellendone reconditi significati.
Lo vedi quando raccoglie il fallimento in una dimensione umana più alta con spontanea saggezza e quando rivela la sua insita forza nella debolezza”.
Noi di questo fine millennio, grazie a molti fattori socio-tecnico evolutivi, siamo in possesso di formidabili facoltà che stiamo traendo da una sempre migliore conoscenza della natura: l'energia nucleare, la biologia molecolare, la esplorazione orbitale e stellare.
Non sarebbe da ens intelligens demonizzarle e neppure farne oggetto di dualismo tra le esigenze temporali ed eterne dell'uomo. Di esperienza manichea ne basta una per la storia ed il progresso dell'uomo vivente.
Conoscere e conoscersi sono due imperativi che accompagnano l'uomo nel suo futuro che è infallibile perché è l'idea di Dio. Tutta la storia infatti con le sue volùte alte e basse è un filamento ascendente che la ricerca scientifico-umanistica tiene in tensione come un cavo carico di elettricità.
La scelta della Facoltà medica nell'Ateneo San Raffaele è un altro nuovo traliccio a sostegno della ricerca su questo filamento ascendente.
Quando la assistenza pubblica era ancora da lazzaretto, il San Raffaele partì con una assistenza medica pubblica e di eccellenza sostanziata dal culto dell'idea uomo, persona non numero, malato non malattia, uomo non macchina da clinicamente aggiustare, ma soggetto da rivitalizzare e rilanciare mediante clinici, ambiente, attrezzature, professionalità, premure ed impegno umanizzante che lo inducano a pensarsi più importante e più prezioso di quello che normalmente si considera.
Da quello che nell'ordinario si vede, si ascolta e si legge sembrerebbe che la fortuna di un Paese stia tutta nella politica dei consumi e degli investimenti (anche se magari sono più virtuosi che reali), nel prodotto interno lordo e nella sua equa distribuzione.
Ogni ganglio della società è così esaustivamente saturato da queste nozioni che si comincia a non crederle perché non lasciano spazio ai valori più seri, più durevoli, meno esposti a degradazione.
Se io, poveretto, fossi chiamato a riscrivere la Costituzione Italiana, incomincerei: “L'Italia è una Repubblica fondata sulla cultura”. Pericle insegna!
Infatti il lavoro, la produzione, la eleganza, la libertà, la politica stessa sono importanti e durevoli se direttamente proporzionali alla cultura.
E' tempo che la politica, nel senso di strutturazione della polis, si occupi più di cultura che di economia perché lo sviluppo veramente umanizzante, anche economico, è figlio, non padre, né fratello della cultura.
Ecco una trincea forte del San Raffaele sulla quale s'è difeso fin dal suo nascere a costo di non essere creduto, di apparire uno gnomo, un sogno utopico cavalcato da una pseudo-fede.
Io sono convinto che la non fede, così come la incoerenza alla fede, gli isterismi fondamentalisti, sociologici ed eticisti che conducono a prassi come quello del “fiat justitia, pereat mundus”, e che hanno fatte tante pessime stagioni, sono prodotto di vuoto culturale; voglio dire di visione coartata o, comunque, incompleta sulla complessiva natura-uomo.
E' su questa rivendicazione della indiscutibile centralità dell'uomo, che nasce l'Ateneo Vita-Salute San Raffaele, come spontanea e libera esigenza di rileggere tutte le discipline – la sociologia, la politica, la giurisprudenza, la economia, la filosofia, la teologia, la biologia, la fisica, la psicologia e la medicina intesa come crocevia di cultura globale – rileggerle alla luce dell'idea uomo: homo responsabilis sui ipsius, homo faber fortunae suae.
Ho detto che si tratta di un disegno a “doppia elica” anzi “tripla elica” avvitata in un'unica sua sede: l'uomo.
L'uomo ed il suo ben-essere, l'uomo ed il suo valore, l'uomo e le sue connessioni o, meglio, proiezioni nell'universo creato ed increato.
Il progresso infatti è l'infinito spazio dell'ancor incognito.
Il futuro è liberazione dalla paura dell'incognito.
Da questa logica è scaturito e si dipana lo sviluppo del San Raffaele perché la logica come diceva Hegel – “non è un vuoto succhiar se stesso” – ma, a nostro avviso, è istanza operativa di uomini liberi che spendono intelligenza spillandola dal loro spirito e la fisicizzano come bene della terra per consegnarla alla società anche al costo della loro personale esistenza.
A questo proposito, infatti, noi vogliamo sì far medici e scienziati di frontiera, ma vogliamo anche stimolare la fecondità che partorisca i Socrati del 2000 senza i quali le scienze naturali sono navicelle disorientate nel cosmo.
Ecco perché il San Raffaele è Ateneo di scienze umane in uno con le scienze naturali.
L'Ateneo Vita-Salute San Raffaele infatti avrà due grandi Campus: uno biomedico con l'Ospedale, la Facoltà Medica ed il Parco Scientifico Internazionale.
L'altro per le scienze umanitarie nel vicino Cesano Maderno con fulcro nello stupendo Palazzo Borromeo del ‘600.
Il S. Raffaele è un'opera formato-uomo, del tutto uomo.
Quando si dice uomo si intende uomo comunque, a prescindere dalla razza, dal ceto, dallo stato embrionale o decrepito terminale.
Anzi si intende prima l'uomo e poi gli interessi di razza, di nazionalità e di religione.
Sull'esperienza plurimillenaria è facile ormai ammettere che la civilizzazione è direttamente proporzionale alla valutazione sull'uomo e che la cultura umanistica, la medicina, le scienze sono funzionali a quella valutazione.
Mi è d'obbligo dichiarare che la impostazione umanistica-scientifica-assistenziale del San Raffaele è attinta e validata dalla estimazione che Dio stesso ha dell'uomo come dimostrata nell' ”incarnatus est”; come ripetuta “non temete, voi valete” (Mt. 10) e come, senza fine, memorizzataci nel Deus crocifisus est, alimenti che ciascuno può sùggere dalla sua libertà, come luce dal sole.
A prescindere dai singoli punti di vista credo che, per ognuno, i criteri della conoscenza anche sull'uomo, nascono dalle scienze naturali, cioè dalla sperimentazione.
Ma tale conoscenza non potrebbe soddisfare l'intelligenza senza l'ingresso e la integrazione dell'area scientifica nei principii o “filosofia prima” come Aristotele chiama la metafisica che, secondo una metafora cartesiana, è la radice del tronco cioè della scienza fisicamente intesa.
Poiché, peraltro, la Metafisica è campo di studio sull'ente è comprensibile che Aristotele identifichi la metafisica con la teologia. Senza Dio infatti la nozione di ente non regge.
“O uomo, dice Pietro il Crisologo, perché hai di te un concetto così basso, quando sei stato tanto apprezzato da Dio. Dio nasce corpo per reintegrare il corpo con tutto l'uomo in Dio”.
E' la istanza di tutti i secoli anche precristiani.
Il disegno strategico del San Raffaele è una moderna ermeneutica di tutto ciò: il modello uomo sta nella migliore esaltazione del suo corpo in uno con il suo spirito tra loro interconnessi dal vincolo sostanziato che è l'intelletto.
Questa è liberazione ed innovazione costante.
L'Ateneo San Raffaele vuole offrire alle nuove generazioni, che a lui si ispirano, la iniziazione alla unicità, irripetibilità e potenzialità del proprio esistere, alla consapevolezza della individua responsabilità e ciò in clima di saggia maieutica che è stimolazione alla crescita genuina.
Benissimo, cioè, l'indagine sulla struttura dei micro e macrocosmi, benissimo le dispute sul ben-essere generalizzato, o global-healthness, purché tutto saldato al concetto di uomo nell'evolutivo suo slancio verso il chi essere.
Da quanto ho detto deriva evidente che i criteri di ammissione all'Ateneo, la scelta dei docenti, dei tutors, i piani di studio, la metodica didattica, i core curriculum dei corsi, il contenuto dei corsi integrati, in una parola, l'approccio allo scibile si ispirano con veridica saggezza a quel punto di partenza che è anche punto di inesauribile arrivo.
Da ciò la scelta nel San Raffaele di mettere in cattedra veri scienziati in ogni settore del sapere; uomini che siano veri amici degli allievi perché veri appassionati del sapere da acquisire e da dare.
Sono anche convinto che a mano a mano la cultura si impossessa dell'incognito, si apre al sacro.
Infatti la verità del conoscibile è inseparabilmente legata alla verità assoluta da cui promana.
Non c'è pertanto una scienza profana ed una sacra.
C'è una scienza e basta. Non c'è un'etica religiosa ed un'etica laica.
C'è un'etica per l'uomo che ha la sua garanzia nel criterio della ragionevolezza e della responsabilità.
La scienza è sempre morale quando è vera scienza.
L'etica è immorale quando contrasta la scienza vera.
La scienza è vera quando non è contro l'uomo.
La illuminazione per tutto ciò è la Sapienza che procede dall'Alto.
Nostro compito dunque non è creare proibizionismi, ma coltivare la fiducia nella scienza, nella ragionevolezza, nella responsabilità.
Ma torniamo sulla esposizione della sequenza genica sulla quale sta crescendo il San Raffaele.
Partito dunque dalla volontà di proteggere il concetto sacro di uomo quando è più esposto alla dissacrazione perché ammalato, proprio in virtù di ciò il S. Raffaele s'è scoperto spontaneamente chiamato ad essere, in pari tempo, ospedale di eccellenza ed istituto di rigorosa ricerca bio-medica.
Ricordo quando nel 1970 agli inizi del San Raffaele l'allora Direttore della prima miniatura di laboratorio, il prof. Pecchiai, mi chiese quale fosse la tematica da proporci come nostra ricerca basica.
Risposi “dobbiamo cercare di capire perché la cellula, e quindi l'uomo, degenera e muore”. Un quesito infantile, allora pronunziato da un astrattista come me.
Da lì, peraltro, è sgorgato l'impianto di Biologia Molecolare che ormai nel S.Raffaele sfocia nella sistematica e rivoluzionaria Medicina Molecolare.
Da lì l'ingegneria genetica, la decodificazione del genoma, lo studio delle cellule germinali, le funzioni dei geni, la rigenerazione dei tessuti, della cartilagine, dei muscoli, del fegato, dei nervi cioè di organi (non di organismi), organi inesorabilmente danneggiati.
Insegnavano già i nostri Classici che la natura è il miglior medico.
Vive, cioè, nel nostro fisico il correttore di tutte le disfunzioni, anche di quelle più drammatiche.
Per ottenere tutto ciò non occorre la clonazione di organismi, né la fabbrica di gemelli genetici, né di altro che sia scientificamente stravagante perché razionalmente assurdo, o poco serio.
E' sempre una questione di dignità e di responsabilità umana.
Lo ripeto: la ricerca nel S. Raffaele è tensione concreativa; è la nobilissima risposta alla chiamata del Creatore rivolta a noi tutti, suoi coadiuvanti, perché completiamo l'universo quale protoplasma che ci ha affidato graziandoci, in pari tempo, della sua stessa divina intelligenza.
E' nel nome di questi principi che nel San Raffaele si trova a suo agio una massa critica di cervelli che ne fanno un centro di riferimento internazionale.
Ed è pure su questa palestra che si innesta la novità della Facoltà di Medicina e Chirurgia San Raffaele.
Se ne sono già avveduti i 70 neo iscritti che hanno vinto il test selettivo ed, a quanto risulta, già ne sentono il privilegio.
Una Facoltà tutta nuova di significato e perciò di impostazione organizzativa maturata con quegli uomini che, nati docenti nelle Università Statali, hanno scelto di rilanciare la propria missione nello spirito innovativo del San Raffaele.
Alcuni chiedono come farà a sopravvivere una istituzione ed una Università che è privata; una Università per pochi ed eccellenti. Tali infatti devono essere in quanto son chiamati a diventare sale e lievito della massa.
Il patrimonio sta nella idea forte e nel tipo di servizio offerto in forza di questa idea.
Una idea che costa ardimenti, resistenze, sudori e molte risorse.
Il San Raffaele deve rimanere pienamente autonomo per far meglio, alla svelta e sempre di più.
E' proprio in tale contesto che è nato il già presentato Comitato di Sostegno, un Organo catalizzatore tra i vari gangli culturali ed economici della Società Civile da una parte e, dall'altra, la passionalità e l'entusiasmo con i quali gli operatori del S.Raffaele vivono ed operano giorno e notte ed operano a vantaggio della società stessa sì da creare vasi comunicanti per il supporto umano di consenso e di finanza atto a rafforzare le scelte di eccellenza in termini di didattica, di ricerca scientifica, di scambi internazionali, di professionalità medica.
Tutto ciò sia in Italia, sia soprattutto nei Paesi dove il senso dell'uomo è più in ombra e dove il San Raffaele già opera per esempio il Brasile, l'India, l'Africa ed il Medio Oriente.
Tutti ormai sanno che stile del San Raffaele è fare, non predicare, è fare senza riserve, senza mediocrità, è essere più che apparire.
Stile del S. Raffaele è offrire più che chiedere, è spaziare al di là di ogni confine e del tempo.
Stile del San Raffaele è umanizzare.
Umanizzare, cioè personalizzare anche in un complesso come quello milanese di 1.400 posti letto nei quali ogni anno vengono curati oltre 100.000 ammalati, con innumerevoli ambulatori dove nello stesso periodo vengono svolti 2.600.000 prestazioni, dove operatori, ricercatori, docenti e studenti costituiscono ad oggi un complessivo di 5.000 presenze.
Chi capisce l'uomo, capisce come curarlo, rivitalizzarlo e rilanciarlo.
Capisce che nessun costo, soprattutto personale, è troppo alto pur di salvarlo.
Capisce la imprescindibilità della ricerca biomedica.
Chi capisce l'uomo capisce il valore del corpo, dell'intelletto, dello spirito e della cultura.
E' questo il senso del sempre più ampio spazio che nel S.Raffaele vien dato alla musica, all'arte, al gusto del vivere sani e del morire vivi.
Chi capisce l'uomo non tollera che anche un solo uomo soffre.
Chi capisce l'uomo capisce il senso di globalizzazione.
Sa che la guerra e l'odio di razza o di religione sono sempre inutili ed orrendi, che l'Età nuova è armonizzazione di pensiero, di credi religiosi, di culture e di condizioni economiche.
Chi capisce l'uomo capisce i valori dell'uomo, primo fra tutti l'amore.
L'amore anche quando sembra sbagliato perché (Cristo insegna) quando si ama molto, molto ci vien perdonato.
La forza invincibile, la vittoria certa, la perpetuità dell'essere vero uomo, anche al di là della presente realtà, è infatti il vero amore.